
Oltre alla serie tv di Miraculous, che dal 2015 ad oggi non si è mai fermata, un progetto parallelo che stava venendo sviluppato da anni è un film basato sui personaggi, ambientato però in un altro universo e scritto dal produttore della serie, Jeremy Zag.
E dopo tanti cambiamenti (prima doveva essere un live action, e doveva essere coinvolto addirittura Chris Columbus) e moltissimi rinvii, nel 2023 è finalmente uscito questo film, che ci mostra finalmente la visione di Miraculous di Zag.
Il film non è stato accolto particolarmente bene dalla critica, ma al contrario è piaciuto moltissimo ai fan e ai critici della serie madre, che lo hanno addirittura considerato migliore del materiale originale, se è vero oppure no è ciò che scopriremo oggi.
Realizzazione Tecnica
In questo caso non seguiremo la solita procedura di analisi, al contrario la prima cosa che toccheremo sarà la realizzazione vera e propria del film e se i vari aspetti un po’ più superficiali ed immediati sono ben realizzati o meno.
1 – Visivamente Funziona?

Okay, questa è una particolarità su cui il film funziona perfettamente.
La serie madre non si è mai distinta particolarmente per la bellezza delle animazioni, che soprattutto nelle prime stagioni era sì curata ma fino ad un certo punto (soprattutto nella seconda), anche se (soprattutto nella stagione 5) ha avuto un miglioramento netto (anche se i volti dei personaggi nella serie erano estremamente espressivi, molto più che in questo film, fin dalle prime stagioni).
Bisogna ammettere, però, che questa versione filmica della serie può vantare una qualità d’animazione non indifferente: le luci, i dettagli, i capelli dei personaggi (soprattutto di Chloè, che sono dettagliatissimi), il pattern di colori (la scena dello scontro finale, a livello di colori e dal punto di vista della spettacolarizzazione, è realizzato davvero benissimo) e tanti altri elementi molto particolareggiati e curati a livello visivo.
Vi potreste, però, chiedere il perchè mi stia soffermando così tanto su un punto che non ho mai tenuto particolarmente conto; il motivo sta nel budget che ha avuto questo film, che è circa di 80 milioni di dollari, per poi confrontarlo a quelli di film di major più importanti, come Elemental o Wish, costati 200 milioni a testa e che hanno incassato decisamente poco; questo film, però, con meno della metà ha realizzato un’animazione di ottimo livello, perciò dimostra che avere qualità ad un budget molto minore è assai possibile (quindi è un punto da segnalare non solo per la bellezza in sé dell’animazione ma per ciò che mostra sia possibile).
2 – Un Musical?

Le canzoni, purtroppo, sono invece un punto dolente di questo film, dato che la maggior parte di esse finisce per essere abbastanza dimenticabile.
Togliamoci subito un sassolino dalla scarpa: il doppiaggio italiano ha fatto un disastro (in generale l’adattamento ha parecchi difetti, ma sono quasi tutti ereditati dalla versione inglese modificata pesantemente dall’adattatore Ezra Weisz e, perciò, non sono da imputare ai professionisti nostrani; tuttavia l’adattamento italiano delle canzoni è diverse spanne sotto la versione inglese di riferimento, figuriamoci riguardo alla versione originale francese, rendendo le canzoni molto difficili da assimilare), ma nonostante ciò non è questo ciò che va criticato, dato che il film è comunque francese.
Ma anche cambiando la lingua su Netflix, il risultato è il medesimo: la maggior parte delle canzoni fatte per questo film sono dimenticabili e assai poco interessanti, oltre che ridondanti ed evitabili in molti punti (la canzone al parco divertimenti è l’esempio perfetto di “riempitivo”) e non aiuta il fatto che la canzone che tutti aspettavamo, ovvero la bellissima Ce Mur Qui Nous Sépare (diventata famosa già prima che il film avesse anche solo un teaser e che è amata da tutto il fandom), è assente a causa del ritiro dal progetto del cantante Lenny-Kim (e il fatto che non lo abbiano fatto presente è comunque una mossa abbastanza ingannevole); l’unica canzone che effettivamente è bella, dinamica, orecchiabile e ben cantata (anche in italiano, anche se non così tanto come in originale e in inglese) è quella di Papillon, che tuttavia soffre comunque di un piccolo problema di contesto (ma lo vedremo meglio nell’analisi del personaggio di Gabriel).
Insomma: l’aver reso il film un musical non ha purtroppo giovato all’atmosfera del film, ma anzi ne ha rallentato decisamente il ritmo (il che è un peccato, perchè la soundtrack senza i numeri cantati invece funziona in molti punti, il che rende ancora più triste che il comparto dei numeri musicali sia tanto carente); Zag aveva annunciato che questo film sarebbe stato una fusione “tra Spiderman e Frozen”, e purtroppo il livello di musical è molto simile a quello del classico Disney sopracitato: davvero mediocre.
3 – Il Sistema Magico

Se la parte musicale era mediocre, la parte legata al sistema magico è invece totalmente fallimentare.
E non è una sentenza rapportata soltanto alla serie madre, il sistema magico di questo film risulta mal gestito a prescindere dal paragone a quello originale, a partire dalla prima scena della pellicola: Fu rivela allo spettatore che il miraculous della farfalla è sempre stato malvagio e che quelli della coccinella e del gatto esistono proprio per contrastarlo, peccato che durante il film Nooroo dica più volte a Gabriel di smettere di usare i suoi poteri in questo modo (una volta dopo la prima trasformazione, poi durante la canzone di Papillon), il che tuttavia non è conseguenza di un errore in fase di sceneggiatura o di un cambio repentino di idee.
Infatti il motivo dietro queste frasi totalmente incoerenti è legato ad una semplice volontà di attirare i fan della serie, facendogli erroneamente pensare che sia tutto esattamente come nella serie (al solo scopo, quindi, di fanservice), e purtroppo la situazione non sarà un caso isolato, basti pensare al concetto del “catturare le akuma”: nella serie madre era d’obbligo catturarle per evitare che creasse dei cloni (come veniva mostrato nel doppio episodio Le Origini), mentre qui la prima akuma viene ignorata totalmente e non c’è alcuna ripercussione di ciò in seguito, dunque non c’è realmente motivo per cui Ladybug dovrebbe poi catturare le altre durante il film (sarebbe accettabile, in realtà, che in questa continuity non serva purificarle, ma pur di fare la citazione alla serie sacrificano questa parte di continuity).
In realtà il miraculous della farfalla soffre di numerosi altri buchi logici (come il fatto che prima sembri che l’akuma debba entrare in un oggetto e poi, successivamente, entri all’interno dei corpi delle vittime o come il fatto che le akuma nascano letteralmente dal nulla e che, perciò, abbia poco senso che possano essere purificate), ma anche i poteri dei due eroi protagonisti non sono da meno.
In realtà la problematica principale è una sola: nessuno spiega ai nostri eroi come i loro poteri vadano usati, perciò non ha senso che nella battaglia finale li utilizzino (se li conoscevano fin dall’inizio, viene da chiedersi perchè non li abbiano usati prima, se invece li hanno appresi solo dopo viene da chiedersi quando li abbiano scoperti); inoltre nel caso di Ladybug si ha un’ulteriore problematica legata all’eliminazione del Lucky Charm, ma ne parleremo meglio nel prossimo paragrafo.
Insomma: questo sistema magico, purtroppo, è a dir poco deludente, soprattutto considerando la solida base che avevano a disposizione (il worldbuilding della serie non è perfetto, ma ha dei pregi e delle idee da non sottovalutare, mentre qui mancano entrambi, purtroppo).
I Personaggi
Dopo aver parlato di questioni più generali, si passa ora all’analisi più dettagliata dei personaggi principali; ci tengo a dire che qui la comparazione con la serie originale verrà presa in considerazione (perchè comunque, nel fare una trasposizione, si devono comunque rispettare certi elementi oppure sarà molto difficile fare un capolavoro), anche se non sarà ciò che comporterà a definire del tutto la bocciatura o meno (perchè una trasposizione che tradisce la base potrebbe comunque risultare interessante, anche se non potrà mai essere perfetta; un esempio è il film Joker del 2019, che racconta una storia meravigliosa in maniera a mio dire ottima, ma che col personaggio della DC Comics c’entra purtroppo molto poco, ciò non rovina il film ma gli impedisce di essere realmente perfetto).
1 – Marinette/Ladybug

Se devo essere onesto, questa Marinette ha dei punti molto positivi dalla sua parte, che rispettano le caratteristiche del personaggio originale e, al tempo stesso, la rendono molto interessante a prescindere.
Partiamo dal presupposto che uno dei punti fondamentali del personaggio è la sua grande timidezza, infatti la sua goffaggine deriva soprattutto dal suo non considerarsi abbastanza, sia per stare con Adrien che per essere Ladybug; questa cosa non solo nel film viene rispettata perfettamente, ma viene addirittura messa al centro dell’attenzione: siccome un film, a differenza di una serie, deve comunicare un’evoluzione dei personaggi più in fretta, il film calca molto la mano su questa cosa e sul suo considerarsi inadatta al ruolo di Ladybug e, in generale, a voler essere qualcosa di più di ciò che è adesso.
Infatti, proprio come in Le Origini, lei inizialmente rifiuta il suo ruolo di Ladybug perchè non si reputa degna, ma sarà proprio il suo essere Ladybug che, in realtà, le permetterà pian piano di essere più sicura di sé, eccellendo a scuola (quando prima era troppo goffa anche lì) e superando altri piccoli paletti mentali, come il suo imbarazzo nei confronti del padre.
Quindi come personaggio a sé funziona bene, purtroppo il paragone con l’originale le fa perdere dei punti: infatti la seconda caratteristica di Marinette è la genialità, che nessuno (neppure lei) considera ma che le fa vincere sempre le battaglie con l’astuzia (in fondo il senso del personaggio è che lei sarebbe capace di fare molto, ma si sottovaluta), ma nel film non solo il lucky charm è eliminato (ecco l’altra problematica di cui parlavo nel precedente paragrafo) ma le cose in cui poi eccelle non sono cose particolarmente geniali (che ci sta per ciò che lei deve essere in questo film, ma decisamente le toglie molto).
Ci sono poi dei problemi legati alla sua caratterizzazione che non solo tradisce l’originale ma le dona difetti che non saranno mai affrontati realmente, in primis la sua superficialità (nel film si innamora di Adrien solo perchè è bello, nella serie accade quando vede il suo lato sensibile, gentile e simpatico, chiaramente la bellezza è un punto che ha considerato, ma non è certo l’unica qualità che la vera Marinette cerca); il secondo è essere così imbarazzata per il padre: nella serie al massimo lo trovava un po’ invadente (cosa comprensibile per una ragazza di quell’età), ma arrivare all’imbarazzo vero e proprio mai (il che le toglie molti punti, dato che una caratteristica della Marinette originale, anche se meno importante di altre, era il fatto che volesse bene ai suoi genitori e a suo padre, come mostrato nell’episodio Papà Mannaro in cui Tom, tra l’altro, si era comportato in modo invadente).
Poi c’è un altro problema, legato invece alla sceneggiatura: ne parleremo meglio più tardi, ma il fatto che nella risoluzione finale lei non sia realmente fondamentale, rende la sua crescita del personaggio molto fine a sé stessa e poco rilevante, pur essendo comunque fatta bene (un po’ il problema che ho riscontrato nel The Batman, dove il protagonista ha un’importante crescita del personaggio, ma che a livello di trama influisce veramente poco).
Quindi, in definitiva, com’è questa Marinette? Promossa con riserve (a causa del suo mancato coinvolgimento nel finale, che è un problema per quella che è la teorica protagonista) come personaggio a sé, bocciata come trasposizione (a causa dell’assenza della sua genialità e le troppe deroghe sulla personalità).
2 – Adrien/Chat Noir

Se Marinette, come personaggio a sé stante, può ancora essere promosso (nonostante i problemi già espressi), con Adrien la situazione è molto più complessa, a partire dalla caratterizzazione scelta per questo film.
Adrien in questo film è non solo poco abituato alla scuola, ma anche socialmente molto impacciato e schivo (più che nella serie originale, cosa accentuata dagli auricolari che indossa spesso), presentando addirittura punte di arroganza non da poco,soprattutto quando è Chat Noir, risultando tuttavia sgradevole e poco opportuno; la cosa è grave, soprattutto, perché il film non condannerà mai questo suo comportamento ma, anzi, daranno la colpa a Ladybug (che lo ha rifiutato in precedenza) della sua azione sconsiderata che porterà alla battaglia finale (quando in realtà l’elemento tossico del duo è lui: uno che appena vede Ladybug si impone subito come il leader, uno che paragona il costume della partner ad un’anguria, uno che per andare all’attacco sfonda delle finestre senza sapere che esista il potere di riparazione di Ladybug, uno che, come Marinette, dimostrare una superficialità nelle relazioni, dato che anche qui si innamora di Ladybug solo perchè la trova bella).
Tuttavia risulta così arrogante anche nella sua forma civile dato che, nonostante debba essere succube del padre anche in questo film, in una scena riesce a tenergli testa tranquillamente dopo che Ladybug lo ha rifiutato, e infatti la sua sottomissione al genitore verrà totalmente a mancare anche nel finale (e questo risulta un problema anche a livello drammaturgico, dato che un problema del personaggio viene risolto da un momento per lui drammatico e che viene visto dal film come un momento negativo per entrambi i personaggi).
Se poi si vuol fare il paragone alla serie madre, il corrispettivo del film ne risulta davvero impoverito, sia per la personalità (non sappiamo che lui faccia scherma, non sappiamo delle sue lezioni di cinese e di piano, non sappiamo che gli piacciano i videogiochi e non fa neppure il modello che, per quanto non gli piacesse, era importante per la sua caratterizzazione per far capire i suoi tormenti, mentre qui di pressione e di tormento non ne ha, pur lamentandosi molto di più), sia per l’incontro con Marinette che porta la ragazza ad innamorarsi (se nella serie abbiamo la meravigliosa scena dell’ombrello, in questo film abbiamo la scena in biblioteca che si conclude con Adrien che replica “È davvero strana”, niente a che vedere con il “Ehi, un amica” dell’originale, che dimostrava la considerazione che aveva per lei e la sua felicità nell’aver trovato una nuova amica), sia per la maturazione del loro rapporto (in realtà il loro rapporto come Ladybug e Chat Noir è ben costruito, ma non quello in forma civile: nella serie abbiamo dei momenti, soprattutto nella stagione 2, in cui loro facevano cose insieme, qui abbiamo solo un rapido montaggio musicale in cui i due parlano una volta sola della morte della madre di Adrien cosa che, oltre ad essere troppo poco come sviluppo, arriva anche senza motivo in quanto Adrien non avrebbe motivo di dire ad una ragazza incontrata a malapena due volte una cosa così importante per lui), sia la sua reazione alla rivelazione che suo padre è Papillon (come detto prima, la cosa genera in lui appena più che sorpresa, mentre la serie ha chiarito spesso in puntate come Chat Blanc ed Ephemeral quanto sarebbe sconvolgente la notizia) e sia la reveal (dato che qui si innamora di Marinette unicamente perché sa che è Ladybug, mentre la serie madre chiarisce nella stagione 5 quanto in realtà sia fondamentale che tutti i lati del “quadrilatero amoroso” riescano ad amarsi).
Insomma: Adrien in generale è bocciato, sia come personaggio a sé (troppo arrogante e con poco conflitto) che come trasposizione (per i motivi già spiegati).
3 – Gabriel/Papillon

Dopo aver bocciato in toto Adrien, torniamo relativamente più positivi con Gabriel che, oltre a cantare la canzone migliore del film, è forse la cosa migliore non perchè sia uguale alla controparte televisiva, ma per il suo essere fondamentalmente una reinterpretazione del personaggio originale (quindi, a differenza dei due precedenti, le differenze sono tante e sono più che benvenute).
Partiamo dalle somiglianze: in entrambi i casi il fulcro della storia è il personaggio che, pian piano, diventa sempre più oscuro e cattivo, finendo per dimenticare i propositi iniziali della sua lotta e diventa un villain a tutti gli effetti; qui, tuttavia, già abbiamo una differenza: nella serie era la sua ossessione per Emilie (e l’incapacità di superare il lutto) a farlo precipitare nella spirale di malvagità (facendogli dimenticare che lo scopo era la felicità di Adrien), qui il punto di rottura lo raggiunge nella scena in cui (oltre ad essere estremamente trasandato, cosa che il Gabriel televisivo non avrebbe mai fatto in quanto determinato a garantire un immagine esteriore di perfezione; in realtà qui ci sarebbe un buchetto di trama, dato che in precedenza col film vedevamo come andasse a lavorare tranquillamente per far credere che fosse ancora la persona di prima, ma rispetto ad altri problemi del film questo è più perdonabile) Adrien gli risponde in malo modo e, a quel punto, si auto-akumizza con un’akuma che gli entra nel cuore (più simbolico di così) e accetta in toto il suo essere un villain (è un po’ un peccato che questo non fosse un “punto di non ritorno” vero e proprio dato che in seguito si pentirà delle sue azioni, ma è comunque un’ottima scena).
Insomma: apparentemente sembra andare tutto bene, una reinterpretazione più che interessante del personaggio, però.. Ci sono comunque degli elementi negativi che impediscono la sua completa promozione; la prima è legata al fatto che qui, a differenza della versione televisiva, akumizzi quasi esclusivamente criminali già malvagi, togliendo tutta la filosofia del concetto di akumizzazione (di cui avevo linkato un’analisi nel mio articolo della prima stagione), può sembrare una piccolezza (apparentemente giustificabile con l’idea della “reinterpretazione”), ma in realtà crea un’incongruenza con la canzone stessa di Gabriel, in cui fa sì riferimento al voler cercare nei bassifondi della città, ma poi dice numerosi versi che fan chiarire che si appelli alle persone deluse o arrabbiate (“se sei sconfitto, disperato […] l’oscurità col tuo dolore/scintillerà, io la saprò infiammare/chi si è perso chi è solo/nel mio gioco avrà il suo ruolo/darò un senso alle vostre vite vane […]”).
La seconda è legata alla scena del suo pentimento, dato che qui si pente istantaneamente non appena vede che Chat Noir è suo figlio, cosa che tuttavia rende inutile tutta la battaglia fino a lì, dato che probabilmente avrebbe avuto la stessa reazione senza la distruzione di Parigi (nella serie tv lui si pente ed effettivamente esprime il suo desiderio, ma se Ladybug non l’avesse prima sconfitto non sarebbe riuscito a convincerlo a “sconfiggere Monarch” e a sacrificare sé stesso con l’amore nel cuore).
La terza, in assoluto la più grave, è che non abbiamo idea di che fine abbia fatto, era inizialmente prevista una scena in cui Gabriel sarebbe morto dissolvendosi in mezzo alle akuma, ma avendola rimossa resta il dubbio se sia comunque morto (oltre al fatto che porta lo spettatore a chiedersi come mai non si sia auto-akumizzato prima, dato che hanno rimosso l’idea che se un portatore si auto-akumizza da trasformato, poi morirà), se sia semplicemente scomparso o se sia stato arrestato, nemmeno una piccola inquadratura per farci capire il suo destino (nel film animato Big Hero 6, in mezzo alla risoluzione finale, c’è stato comunque il tempo di fare una sequenza di 20 secondi dove vedevamo il villain arrestato, mente qui manca completamente) e si sta parlando dell’antagonista principale, quindi l’assenza di una sua conclusione vera e propria è una grave mancanza da parte del film.
Quindi, purtroppo, questa reinterpretazione di Gabriel è promossa in partenza, ma bocciata nell’esecuzione.
4 – I Personaggi secondari

Sarò onesto: sui personaggi secondari c’è ben poco da dire, anzi: non c’è assolutamente nulla da dire, dato che la quasi totalità di essi svolge un ruolo completamente inutile all’interno della narrazione e gli manca anche solo un accenno di caratterizzazione (ma anche di personaggi ormai iconici legati alla serie, come Luka o Max, che si vedono soltanto in una scena sullo sfondo, il che è molto triste, essendo soprattutto il primo personaggio, pieni di possibilità).
Ma, se col paragone con la serie molti personaggi risultano spogli e vuoti (e non c’entra la questione della tempistica, dato che bastavano davvero pochi secondi per far capire, ad esempio, che Rose sia quella dolce e positiva o che Mylene fosse un’ambientalista convinta), prendendo il film singolarmente abbiamo comunque personaggi secondari inutili e vuoti, a partire dallo stesso Maestro Fu, dato che non è davvero utile a consegnare i miraculous (dato che si consegnano da soli) e nemmeno a spiegare agli eroi il loro compito (dato che rimane sul vago tutto il tempo e i poteri non li spiega, a questo punto era meglio fare come nella serie con i kwami che spiegavano il tutto); non parliamo poi dei genitori di Marinette (dovrebbe esserci questo rapporto di imbarazzo da parte di Marinette verso il padre, ma è molto a senso unico, utile sì a far capire come lei sia cresciuta ma senza che lui faccia un discorso serio con lei) o di Alya e Nino (le cui caratterizzazioni sono parecchio labili e che sono particolarmente inutili, dato che Nino serve solo a fare l’amico stupido innamorato e Alya non è affatto l’ispiratrice della serie, togliendo molto al personaggio).
Ma la parte peggiore è, in assoluto, Chloè: nella serie madre Chloè è un personaggio molto complesso e particolare e, per quanto in un film per forza di cose non si sarebbe potuto fare lo stesso, qui è stato trattato in maniera pessima, negandogli non solo una profondità (sia in un’ottica positiva che negativa) ma anche una qualche utilità (non è realmente una minaccia per Marinette, tranne forse per le scene in cui le fanno dire frasi ridicole come “Magari potremmo farci le treccie a vicenda con cui poi ti strangolerò” o “L’anno prossimo tornerò a bullizzarti”, nonostante anche la Chloè originale avesse momenti macchiettistici, quantomeno sapeva essere una minaccia più che costante nella vita di Marinette, cosa che non è assolutamente rispettata da questa versione).
E, a dire il vero, ci si chiede anche chi sia questo personaggio, perchè uno che non conosce la serie madre non ha modo di sapere né che sia la figlia del sindaco, né che conosca Adrien fin dall’infanzia; in generale, in effetti, tutto il film dà per scontate un sacco di cose: non sappiamo chi sia Chloè, non sappiamo bene chi sia davvero Fu, non ti spiegano perché non c’è stata la reveal prima della sconfitta di Gabriel (uno che guarda la serie lo sa, ma chi si approccia al brand con questo film non ha modo di sapere che sia una misura di sicurezza in caso di akumizzazione di uno dei due) e, soprattutto, non spiegano mai la questione del prezzo da pagare nel caso il desiderio venga espresso (una mancanza assai grave).
In definitiva: personaggi secondari in generale bocciatissimi, sia come trasposizione sia come scrittura a sé stante (soprattutto perché non è una scrittura realmente a sé stante, dato che dà molto per scontato).
Tirando le Somme

In definitiva: questo film com’è?
Il modo perfetto per definirlo è che è un film dove si vede perfettamente che ad averlo realizzato è un produttore e non un regista, dato che basa quasi tutto sul fanservice, sullo stupire lo spettatore con scene visivamente spettacolari e sull’accontentare i fan delusi (certe scelte, come il rendere pubblica l’identità di Gabriel, la reveal o una Chloè meno cattiva, sono palesemente state fatte per andare incontro ai critici di queste scelte, e considerando quante volte questo film è stato rinviato, non è escluso che ci possano essere stati dei cambiamenti proprio per adattarsi a queste critiche).
Per carità: ci sono elementi positivi e il film sicuramente intrattiene, ma non si può certamente dire che sia una buona trasposizione o anche solo un “buon film” degno di tale nome, semmai è la dimostrazione che seguire per forza ciò che vuole il pubblico non porta davvero a qualcosa di positivo (e che un bravo produttore non per forza sarà un bravo regista o, tanto meno, un bravo sceneggiatore).
E mentre si concludono temporaneamente, con questa nota amara, le analisi di Miraculous (almeno fino all’uscita della prossima stagione) voglio citare le parole di Thomas Astruc (una persona che spesso ha detto cose criticabili, ma che in questo caso mi sento di appoggiare): “il film ti dà ciò che vuoi, la serie ti dà ciò di cui hai bisogno”.