Analisi simbolica delle donne di Roma Città Aperta

Roma Città Aperta è un film italiano del 1945, diretto dal celebre regista Roberto Rossellini (autore anche di film come Paisà e Germania Anno Zero) e considerato uno dei massimi esempi di cinema neorealista, un movimento cinematografico nato in Italia sul finire della Seconda Guerra Mondiale, caratterizzato da storie che trattano della condizione delle classi più povere, descrivendola in maniera realistica e fedele (i film neorealisti erano inoltre caratterizzati dall’uso sia di attori professionisti che attori “presi dalla strada” e dalle riprese che venivano fatte, per la maggior parte, utilizzando ambientazioni reali, mostrando dunque l’Italia dell’epoca, che aveva ancora molti edifici distrutti a causa dei bombardamenti).

Il film è stato apprezzato per numerosi motivi e uno di essi è certamente la scrittura dei suoi personaggi, che sono una rappresentazione realistica e credibile delle persone dell’epoca e al tempo stesso sono dei simboli, degli archetipi che vogliono rappresentare un particolare tema.

Per questo scrivo questa piccola analisi per cercare di analizzare questo tipo di scrittura, prendendo in considerazione due personaggi in netta contrapposizione: Pina e Marina, due dei personaggi femminili del film (e, a mio avviso, quelli più interessanti da trattare), perché già analizzando loro si può vedere questa duplice anima nella scrittura del film (saranno presenti spoiler del film).

Pina

Uno dei due personaggi femminili principali di questo film è, per l’appunto, Pina (interpretata dalla famosa attrice Anna Magnani, una delle poche celebrità italiane ad avere una stella sulla Walk of Fame di Hollywood), forse uno dei personaggi più importanti del film (nonostante muoia soltanto a metà della pellicola) e che sintetizza perfettamente il concetto di “personaggio sia realistico che simbolico”; che lei sia un personaggio realistico non è qualcosa di eccessivamente complicato da spiegare, a partire dalla situazione in cui è calata (la stessa in cui molti italiani dell’epoca vivevano): una situazione di instabilità economica (testimoniata dalle condizioni e dai luoghi in cui la vediamo molto spesso, a partire dalla sua casa) e di preoccupazione per il futuro (una preoccupazione non solo per le già citate problematiche dovute al denaro, ma soprattutto per l’aggravarsi della guerra e dell’occupazione nazista: gli alleati sono appena sbarcati e non si sa se e quando arriveranno e, nel frattempo, l’esercito tedesco fa ciò che vuole alla luce del sole; il tutto è sintetizzato nella scena in cui lei parla con Don Pietro, chiedendogli se Dio li stia davvero ascoltando, perchè agli occhi di un qualsiasi italiano dell’epoca sembrava che non ci fosse alcun Dio ad ascoltare le loro preghiere), situazione che la stessa Anna Magnani ha dichiarato di aver vissuto (disse proprio: “Non c’era bisogno di recitare, quelle angosce le avevo conosciute e patite”).

Tuttavia il personaggio è anche un simbolo, infatti rappresenta la parte femminile della resistenza antifascista dell’epoca, una parte della storia che non sempre viene ricordata; il personaggio infatti è fortemente ispirato dalla figura di Teresa Gullace, una donna che durante l’occupazione tedesca di Roma fu uccisa da un colpo di fucile mentre tentava di parlare con il marito (e all’epoca era incinta, esattamente come Pina in questo film), è dunque perfettamente sensato che questo film parli della sua storia (una storia che forse non tutti nel 1945 ricordavano e che oggi è ancora più sconosciuta), elevando Pina a simbolo di tutte le donne che hanno contribuito alla resistenza (degno di nota è anche il modo con cui hanno girato la scena, infatti le ultime inquadrature sono girate con i teleobiettivi tipici dei cinegiornali, rimarcando ancora di più il legame con l’evento reale a cui la scena è ispirata).

Ma non è l’unica cosa che Pina rappresenta, infatti rappresenta anche un altro elemento che ha caratterizzato questo periodo: l’occupazione tedesca di Roma (e dell’Italia in generale) fu un evento particolarmente drammatico e le vittime civili furono numerosissime (un esempio è l’Eccidio delle Fosse Ardeatine, un’esecuzione di 335 cittadini fatta per punire gli italiani dopo un attacco partigiano) e questo film vuole raccontare questo argomento in vari modi mostrandoti numerose vittime dell’esercito nazista, tuttavia Pina è l’unica vittima che non viene uccisa per i suoi legami con la resistenza (come invece è per tutti gli altri personaggi uccisi in questo film), ma solo perchè era una civile che correva in strada inseguendo un veicolo militare; certo, si potrebbe pensare che in realtà non sia così, visto il legame tra Pina e Francesco (che è un antifascista convinto e attivo) e che le idee della donna siano estremamente contrarie al nazismo, ma la cosa fondamentale non è che il pubblico lo sappia, ma che i nazisti non lo sappiano: loro non sparano a Pina perché sanno del suo legame con il ricercato, loro le sparano perchè dal loro punto di vista è una civile fastidiosa, e che perciò va eliminata, rendendo Pina un simbolo di tutti gli innocenti che hanno perso la vita a causa di questa occupazione.

Il terzo ed ultimo ruolo simbolico che Pina ricopre è quello di essere un simbolo dell’umanità che caratterizza i personaggi positivi del film: una caratteristica del film, infatti, è di mostrare una netta distinzione tra i nazisti e i membri della resistenza, mostrando i primi in contesti anche lussuosi ed eleganti ma totalmente privi di umanità (come nelle scene di tortura, dove compiono atti orribili senza battere ciglio), e i secondi in contesti poveri e in rovina, ma pieni di caratteristiche umane (un esempio è la scena dove i bambini tornano a casa e si preoccpano di venir sgridati, cosa che effettivamente avverà: una scena che mostra una situazione familiare molto classica e a tratti simpatica); in questo modo, tramite la messa in scena, il regista ha rappresentato perfettamente allo spettatore una divisione netta tra il “male” e il “bene” e Pina è il massimo esponente di quest’ultimo (qui bisogna considerare di nuovo la scena della morte della donna: Pina muore perchè corre dietro all’uomo che ama e che sta per sposare: il suo non è un gesto di protesta, è un gesto di amore e tristezza, due sentimenti che la contrappongono alla già citata freddezza con cui i tedeschi la uccidono).

Marina

Il personaggio che porta ad un grande cambiamento nella trama nella seconda parte del film è certamente Marina, un personaggio legato sia a Pina (siccome lavora con la sorella di quest’ultima) sia ad uno dei protagonisti maschili (essendo infatti l’interesse romantico di Manfredi), con cui però non condivide i suoi grandi ideali, arrivando infatti a tradire quest’ultimo sul finire del secondo atto del film, vendendolo alle SS.

Marina molto spesso, durante il film, verrà inquadrata immersa nel lusso tanto quanto in nazisti (indossa vestiti visibilmente costosi e ogni sua stanza è piena di mobili di classe), il che è una netta contrapposizione con l’altro personaggio di cui abbiamo trattato: Pina, come detto, vive in una situazione apparentemente negativa, ma ha dalla sua una caratterizzazione molto umana (quindi: all’esterno era messa molto male, ma dentro era una grande persona), al contrario Marina vive in una condizione apparentemente positiva, circondandosi di tutti i lussi possibili, ma in realtà all’interno è messa molto male.

Difatti Marina non ha la grande umanità di Pina, ma anzi dà un’importanza massima all’evitare la miseria e la povertà (come dirà a Manfredi in una scena), ma ciò non le impedisce di essere una donna che non è mai riuscita ad amare davvero Manfredi (gli rinfaccia proprio di aver avuto molti amanti, pur di pagarsi tutto ciò che ha), una persona che è diventata dipendente dalle droghe e che fa di tutto per non restare senza (basta vedere la sua reazione nel momento in cui Manfredi gli prende la boccetta), una persona che è tranquillamente in contatto con la moglie di un ufficiale nazista e che non ha alcun problema con questo (Marina, come detto, non ha ideali, ha solo la volontà di vivere nel lusso); la donna è, a sua volta, un simbolo che rappresenta l’idea che la superiorità morale sia inferiore al vivere agiati (tra l’altro, la droga che utilizza le viene data da Ingrid, che è una nazista, ed è un anestetico usato dai dentisti utile per il rilassamento e come antidolorifico, quindi è anche una metafora di come Marina, davanti ad una situazione così tesa, scelga di accettare la “medicina” che gli propongono i nazisti: stare tranquilla e rilassarsi negli agi).

Tuttavia sarebbe sbagliato definire questa persona come malvagia e totalmente priva di umanità, infatti nel suo denunciare Manfredi spera comunque che non rimanga ucciso (il suo dopotutto è uno sfogo, lo denuncia solo perché è arrabbiata con lui), infatti si tranquillizza solo quanto Ingrid le assicura che sicuramente Manfredi confesserà prima (ed è molto interessante questa cosa: perché lei alla fine si convince? Perché lei non ha ideali, come detto, quindi non può immaginarsi l’idea che un uomo possa morire per ciò in cui crede) e quando le dona un nuovo vestito con cui la copre (un altro riferimento a come lei si “copra” di lussi e agi), tuttavia Manfredi morirà per le torture e Marina, sopraffatta dal senso di colpa e dalle emozioni, sviene ai piedi dei membri della Gestapo.

Questa scena (unita alla scena subito dopo dove Ingrid si riprende il vestito) è ciò che rappresenta il secondo simbolo che Marina incarna, ovvero l’idea che aiutare i nazisti (o in generale qualsiasi tipo di governo dittatoriale) ti renda ai loro occhi come uguale a loro: Marina si credeva uguale a loro (perchè parlava con loro, li aiutava, indossava i loro vestiti ed usava i loro mobili…), ma loro non l’hanno mai vista allo stesso modo, la vedevano piuttosto come una che al massimo era temporaneamente utile alla loro causa (e infatti si sbarazzano di lei appena smette di esserlo)

Ed ecco perché lei sviene ai piedi dei nazisti: perché nonostante non lo percepisse così, lei è sempre rimasta sotto i loro piedi, considerata come un’inferiore (cosa che si può vedere anche nella battuta conclusiva di quella scena, dove un nazista riconferma che sono loro la “razza superiore”).

Sitografia

Roma Città Aperta è certamente un film estremamente pregno di contenuti e significati, che questa semplice analisi non ha toccato completamente (dato che voleva focalizzarsi su due delle figure femminili principali per evidenziare l’importanza anche simbolica dei personaggi), perciò stavolta farò una cosa che non ho quasi mai fatto: lascerò qui una lista di link a siti dove si potrà approfondire la profondità di questa pellicola (link che mi sono stati molto utili per la realizzazione di questa analisi).

https://it.wikipedia.org/wiki/Roma_citt%C3%A0_aperta

https://it.wikipedia.org/wiki/Neorealismo_(cinema)

https://it.wikipedia.org/wiki/Anna_Magnani

https://en.wikipedia.org/wiki/Rome,_Open_City

https://www.cinescuola.it/storia/storia-del-cinema-italiano/il-neorealismo/

https://www.ciakmagazine.it/news/extra/opinioni/roma-citta-aperta-youtube-trama/

https://www.cittanuova.it/omaggio-alla-donna/?ms=005&se=003

https://movieplayer.it/articoli/roma-citta-aperta-e-un-monumento-morale-dedicato-allitalia_32453/

https://it.wikipedia.org/wiki/Teresa_Gullace

https://www.archivioannamagnani.it/blog/roma-citta-aperta-film/

https://shockwavemagazine.it/cinema-serietv/roma-citta-aperta/

https://www.treccani.it/enciclopedia/fosse-ardeatine-eccidio-delle_(Dizionario-di-Storia)/

https://www.engramma.it/eOS/index.php?id_articolo=1123